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Gravatar, un servizio per identificarci on-line

Daft Punk, un esempio di anonimato

Agli albori della rete telematica che oggi conosciamo come “Internet” le comunicazioni avvenivano o per via istituzionale, da ente di ricerca ad ente di ricerca (o in ambito militare) oppure tra persone comuni, pagando a caro prezzo ogni singolo bit trasmesso. È stato per questo – tra le altre cose – che le persone hanno utilizzato i vari canali comunicativi usando non il proprio Nome e Cognome, ma sequenze di caratteri brevi e definite… ed in tempo di pochissime persone con accesso alla rete, chiamarsi Frodo1974 indicava univocamente chi c’era dietro la tastiera, pur non conoscendone il volto.

Internet è cambiato, i costi sono diventati irrisori, ma l’uso di un nickname è stato portato avanti in maniera massiccia fino ai giorni nostri, e solamente dopo il boom di Facebook si è visto una specie di abbandono dello stesso, ed oggi la maggior parte delle persone si conosce con il proprio Nome Cognome (e volto). Mio padre ultrasettantenne che si iscrive su Whatsapp non ha mai usato ‘cacciatore pugliese’ come proprio identificativo.

Oggi sul web e sui mille social network esistenti dobbiamo affermare la nostra identità, appropriarci del ‘nome utente’, univocamente determinare agli altri il nostro ‘volto’.

Facebook, nato per identificare i compagni di università, ha sdoganato l’uso della propria identità reale, ha portato le persone a mostrare al mondo una versione ‘migliorata’ di se stessi con fotografie del profilo, o selfie, realizzati ad arte. Sono poche le persone che nascondono la propria vera identità al mondo … come i Daft Punk nell’immagine di apertura. E, come loro, sono sempre poche quelle che riescono a creare un’immagine personale così forte da essere unica.

Nell’epoca dei mille social network, avere un ‘nome’ univoco e avere un’immagine che ci rappresenti è diventato fondamentale, e in alcuni quasi necessario. Abbiamo bisogno di un avatar: “La parola avatar … ha il significato di “incarnazione”, di assunzione di un corpo fisico da parte di un dio (Avatar: “Colui che discende”): per traslazione metaforica, nel gergo di Internet si intende che una persona reale che scelga di mostrarsi agli altri, lo faccia attraverso una propria rappresentazione, un’incarnazione: un avatar appunto”.

Le regole del personal branding impongono di usare lo stesso avatar in ogni social network [*], in questo modo se siamo amici su Twitter sarà per me più facile riconoscerti su Instagram. Per aiutarci in questa operazione di uniformazione del proprio avatar sul web sono nati diversi servizi on-line… Tra questi Gravatar – poi acquisito da Automattic – è stato quello che meglio ha saputo imporsi sul mercato diventando uno standard de-facto.
A partire dal CMS WordPress che oggi costituisce il 27% dei siti web esistenti, passando al supporto da parte di numerosi servizi web, fino a quello dei client di posta elettronica oggi registrare il proprio avatar su questa piattaforma è un passo essenziale per l’affermazione del proprio ‘brand personale’.

Un Gravatar è una immagine che ti segue di sito in sito ed appare accanto al tuo nome quando fai qualche cosa come commentare o scrivere su un blog. Gli avatar ti aiutano ad identificare i tuoi commenti sui blog e sui forum web, quindi perché non su ogni sito??

Vediamo alcuni esempi: Gravatar – esempio di un client email che riconosce il mittente …

Gravatar – esempio di un client email che riconosce il mittente

Gravatar – esempio di un commento in un sito web…

Gravatar-esempio-commenti-sito-web

Gravatar – esempio di riconoscimento nel like e sistemi di condivisione…

Gravatar-esempio-condivisione-e-like

Dopo questi tre esempi reali di utilizzo, vediamo come creare il nostro. Il primo passo è registrarsi presso la home page del servizio Gravatar.com. Oggi questo equivale a registrarsi sulla piattaforma di blogging gratuita WordPress.com … Dovremo mettere un soprannome (nickname) per la piattaforma e un indirizzo email. Potremo quindi abbinare una nostra immagine a quell’indirizzo email. Una volta completato il procedimento (abbastanza semplice e facilitato) ogni volta che useremo il nostro indirizzo email in un servizio compatibile, questo mostrerà al mondo la nostra immagine.

A questo punto possiamo spingerci in una ulteriore personalizzazione del nostro profilo Gravatar, ad esempio guardando al profilo di Matt Mullenweg possiamo vedere come sia possibile elencare in questa pagina tutti i siti web che possediamo, a quali social network siamo iscritti (e con quale nickname) e come si possa usare lo stesso avatar per differenti indirizzi email, o avere un avatar diverso per ogni indirizzo email usato.


Spero quindi di averti dato una chiara panoramica delle funzionalità e dei benefici in termini di visibilità e ‘autorevolezza’ di un profilo web chiaro e definito. I commenti sono aperti alla discussione e al chiarimento…


[*] magari concedendo un’eccezione solo per LinkedIn … dove la parrucca da clown e la faccia dipinta di verde poco si addicono all’immagine professionale che vogliamo dare a colleghi o recruiter.

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Laureato in Scienze dell'Informazione è un giovane padawan dell'arte dei SysAdmin - precario - presso un Istituto di ricerca al C.N.R. di Bari. Svolge anche attività di consulenza ICT per piccole e medie imprese, aiutandone il brand on-line sui Social Media e realizzando siti con WordPress — nicolalosito.it

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