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Aggiornamento professionale: quando i crediti sono “formativi”?

È dal 2014 che per noi professionisti del settore edilizio, Architetti, Ingegneri e Geometri, è scattato l’obbligo formativo dell’aggiornamento professionale continuo: 30 o 20 crediti annuali da conseguire a seconda dell’Albo di appartenenza per poter continuare ad esercitare la professione. Dopo qualche anno alla ricerca e rincorsa di seminari, convegni e quant’altro fosse gratuito (per non sperperare inutilmente quel guadagno ridicolo che ormai caratterizza la nostra professione) e garantisse gli agognati crediti, mi sono fermata, ed ho deciso di non sprecare altro tempo nella partecipazione di incontri professionali inutili e, a dirla tutta, poco ‘formativi’.

Tanto tempo sprecato ad ascoltare argomenti triti e ritriti e non portare a casa alcun valore aggiunto al proprio bagaglio conoscitivo.

Purtroppo l’obbligo rimane, e quindi l’unica strada perseguibile per una formazione di qualità è quella di fare corsi di aggiornamento e formazione a pagamento, in modo da scegliere l’argomento e il settore più vicino e utile alla propria attività di competenza, arricchendola e specializzandola.

Quest’anno nonostante avessi già i crediti necessari richiesti dall’obbligo, ho deciso comunque di partecipare a due eventi formativi gratuiti, due seminari che in genere ottengono un ampio riscontro di tutte le categorie professionali, e ti consentono soprattutto di incontrare colleghi e confrontarsi sulla situazione professionale e lavorativa.

Il primo evento è stato un flop su tutti i fronti: ci sta che in questi incontri i relatori siano tecnici interni ad aziende che presentano i loro prodotti, nuovi materiali costruttivi e quant’altro, ma che a distanza di un anno io ritrovi le stesse aziende dell’anno precedente con gli stessi prodotti… Questo no !! Dove sta l’innovazione? Cosa dovrei acquisire di nuovo che tu non abbia già detto l’anno prima? Mi dici che parleremo del futuro dell’edilizia, ma in realtà mi stai parlando del passato!

Sto parlando del seminario tenutosi in Aprile presso l’Hotel Parco dei Principi in Bari.
Ci sarebbe da chiedersi se gli Ordini Professionali, quando avvallano questi eventi, applichino un minimo di spirito critico e serietà nel valutare la qualità degli argomenti trattati. È normale che poi la platea tutto sia tranne che coinvolta e interessata e, mentre sei lì annoiata, incroci solo sguardi di gente che smanetta con il suo smartphone o tablet,  perché tanto alla fine ciò che gli interessa sono solo i maledetti crediti !!
Trovo che tutto questo abbia poco a che fare con la formazione professionale.

Grande sorpresa è invece stato il secondo incontro formativo a cui ho partecipato: si tratta di quello organizzato da EdilPortale per la tappa barese del Tour 2017. Non è il primo incontro organizzato da loro a cui partecipo, ma quest’ultimo l’ho trovato decisamente di mio gradimento.

In primis il merito va ai relatori, che ho trovato completamente padroni dell’argomento che trattavano e coinvolti per primi in questa realtà che ci investe e ci scoraggia tutti i giorni: l’approccio, il linguaggio utilizzato e la pragmaticità dei loro contenuti hanno catturato la mia attenzione.

In secondo luogo ho trovato interessanti e nuovi gli argomenti trattati, ve ne cito alcuni che mi hanno colpito in particolare.

  • Progetto Habitami raccontato in modo schietto e diretto dal suo responsabile Giovanni Pivetta: un progetto di riqualificazione energetica a costo zero per i Condomìni milanesi, un’iniziativa per aprire un mercato trasparente dell’efficienza energetica e renderla accessibile a tutti i cittadini.
    Habitami è servizio pubblico al cittadino – dichiara Giovanni Pivetta – ogni abitante di Milano deve conoscere che c’è la reale opportunità di fare lavori di riqualificazione energetica che permettono di ridurre spese condominiali, bollette, migliorare il benessere abitativo, la sicurezza e accrescere il valore di casa;
  • Il BIM raccontato dal responsabile della Logical Soft Alberto Boriani: a parte presentare il “modulo Classificazione” del software TRAVILOG  per la valutazione della Classe di Rischio delle costruzioni, è stata sottolineata l’importanza del BIM nella progettazione a 360°. Il BIM (Building Information Modeling) così come lo definisce  il National Institutes of Building Science è la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto” e la sua diffusione in ogni aspetto della progettazione. Quindi non semplici informazioni grafiche, come quelle che può dare un semplice cad, ma anche funzionali e prestazionali per ogni oggetto BIM presente nel progetto o all’interno dell’edificio elaborato;
  • ECOfloor slim della Rossato group: un impianto radiante a pavimento in soli 21 mm, realizzabile in sovrapposizione a pavimenti esistenti;
  • Clip Up System, il pavimento flottante in legno prefinito della Garbelotto, ideale per pavimenti ispezionabili e formidabile nella possibilità, in caso di manutenzione, di sostituire la singola doga;
  • Il sistema mattONE: mattoni in calcestruzzo cellulare che, oltre ad avere ottime prestazioni termiche, acustiche e di resistenza al fuoco sono prodotti altamente sostenibili, perché l’intero processo di realizzazione è finalizzato al contenimento dei consumi energetici  (servono solo 230° per produrlo) e delle emissioni nocive nell’ambiente;
  • Termozero Kit della Tecnova Group: l’isolamento termico dell’esistente a zero spessore; ovvero l’uso di Enerpaper, cellulosa da insufflaggio per intercapedini murarie. La sinergia della cellulosa, che è isolante, antipolvere e antimuffa, unita all’azione protettrice della membrana endotermica attiva della Thermoshield, consentono all’edificio di ottenere massimo risparmio energetico e comfort abitativo a fronte di un investimento contenuto, rispettando sia l’ambiente, ma anche l’estetica e l’architettura in facciata dell’edificio su cui si va ad operare.

Il concetto fondamentale che è passato, o meglio che io ho colto, è l’invito alla collaborazione tra i progettisti, all’integrazione tra le varie competenze e alla divulgazione ai non addetti, quindi alla gente comune, dei concetti di sostenibilità:

“Perché è solo con la conoscenza e la competenza che possiamo dare una scossa a questa realtà lavorativa.”

In quest’ottica ben si cala l’uso del BIM, uno strumento che consente un metodo di progettazione collaborativo in quanto permette di integrare in un unico modello le informazioni utili in ogni fase della progettazione: quella architettonica, strutturale, impiantistica, energetica e gestionale. Per questo può essere utilizzato dagli impiantisti, dagli ingegneri strutturisti, dagli architetti, dal costruttore, dai montatori, dai collaudatori ecc.

Quante volte in un progetto complesso questo meccanismo di collaborazione scompare tra colleghi? Quante volte su un progetto comune un collega ci ha inviato un pdf? Ma perché, mi chiedo?

A volte non si comprende che la condivisione di informazioni non solo produce risultati migliori ma accorcia i tempi di lavoro, evitando che in ogni fase progettuale si debba ripartire da zero: non solo c’è uno spreco di tempo, ma si evita anche di disseminare qua e là errori e imprecisioni, non solo dimensionali ma a volte anche tecnici e prestazionali. Faccio un esempio: la stratigrafia ad hoc di una muratura esterna studiata dall’ingegnere edile o dall’architetto, se comunicata e inglobata nel modello, viene recepita così com’è sia dallo strutturista, che la utilizzerà nella sua analisi dei carichi, che dall’impiantista, che a seguito di un intervento energetico di tipo passivo potrà dimensionare meglio il suo impianto, senza strafare con le potenze e prestazioni delle macchine per il condizionamento e quindi contenere i costi di realizzazione dell’impianto stesso.

Il modello tridimensionale, quindi, racchiude informazioni riguardanti si volume e dimensioni, ma anche materiale, aspetto, caratteristiche tecniche… tutte informazioni che non vengono perse nella comunicazione ad altri studi ed altre piattaforme informatiche.

Concluderei dicendo agli organizzatori di questi eventi di puntare tutto sui contenuti e non sul numero di partecipanti perché tanto si regalano crediti formativi; e poi vorrei che passasse un altro concetto a tutte le aziende che ogni giorno propongono materiali e tecniche costruttive innovative: non è sufficiente far conoscere a noi tecnici il prodotto, perché bisogna anche saperlo  utilizzare, ma le maestranze non si aggiornano, e molte volte un ottimo prodotto viene montato o usato in maniera errata compromettendo il risultato di un progetto che sulla carta funzionava.

Noi tecnici, chiamati a dirigere le maestranze in cantiere, dovremmo per primi imparare ad usare i materiali, capire la corretta messa in opera per sopperire alle lacune degli operatori del settore…

quindi, care aziende, mostrateci e raccontateci anche e soprattutto questo, perché purtroppo, nonostante il cliente non lo veda, noi dobbiamo saper fare anche il lavoro degli altri!

3 Commenti

  1. Ottimo articolo, ne condivido l’idea.

    Anche io ho seguito corsi di aggiornamento per lo più gratuiti per conseguire il tetto richiesto di crediti formativi: la maggior parte si sono rivelati una mera rappresentazione commerciale dei prodotti edilizi presentati dalle ditte che organizzavano l’evento; solo il corso di Inglese, gratuito è finanziato dalla Regione, è stato utile. Altamente formativi ed interessanti sono stati gli eventi organizzati da Edilportale.

    Sono invece perplesso per quanto riguarda l’utilizzo del BIM nel settore edile, non dal lato della “condivisione dei dati” che è sempre una procedura vincente, ma piuttosto nell’ambito delle ristrutturazioni e nei piccoli interventi di nuova edificazione: penso sia al limite dell’antieconomico e dell’inutilizzabile, risultando più favorevole un approccio più veloce al disegno tecnico ed alla progettazione.

    • Grazie innanzi tutto. Sicuramente nei piccoli interventi è più pratico e veloce l’uso di un semplice cad. E’ soprattutto il concetto della condivisione delle informazioni che mi ha colpito, e sicuramente un linguaggio digitale in comune è sempre utile. Purtroppo i costi che dovremmo sostenere noi progettisti per essere al passo con obblighi normativi non sono sostenibili visto che il mercato e la società non ci riconosce mai un giusto compenso.

      • Il mio timore del processo di adozione del BIM è che possa essere uno strumento “elitario”, se mi passi il termine, soprattutto nel primo periodo della sua adozione: a volte mi trovo a confrontarmi con termotecnici che hanno difficoltà ad inserire i dati corretti nel CTI digitale, posso solo immaginare cosa possano rispondermi quando parlo di BIM… 🙂

        La condivisione delle informazioni è la chiave, a mio avviso, per il successo di un progetto e della sua relativa realizzazione.

        Purtroppo, in questa fase economica che definire critica sembra un complimento, gli sforzi del progettista, visto sempre più come un costo spesso esoso rispetto alla prestazione offerta, sono difficilmente riconosciuti, soprattutto economicamente.

        Ma quando ci viene riconosciuto, sembra di toccare il cielo con un dito! 😉

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