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Come ottimizzare la connessione ad internet quando siamo in mobilità

Il nomadismo digitale per la categoria dell’ingegnere o dell’architetto è un fenomeno in crescita, anche se in misura minore rispetto ad altre professioni. Per quelli di noi che si ritrovano spesso a lavorare in mobilità, lontani dalla veloce connessione del proprio ufficio, le occasioni di connettività tramite una rete Wi-Fi ‘amica’ sono poche, se non nulle, e ci si ritrova a poter e dover contare solo sul piano dati UTMS / 4G del proprio smartphone o – per i veri road warrior – dei Giga a disposizione di una chiavetta / access-point mobile. Quel che è certo è che i giga non bastano mai e il rischio di sforare le soglie previste dal proprio piano tariffario è sempre dietro l’angolo. Oggi vogliamo condividere con te un piccolo consiglio, che noi stessi utilizziamo da quando è stato messo sul mercato: l’utilizzo del software TripMode, sviluppato in Svizzera da un giovane team di sviluppatori. TripMode è un programma realizzato con un unico scopo, quello di consentire o disabilitare l’accesso ad Internet ad ogni programma che abbiamo in esecuzione …

Mi scusi signorina…

Nell’ultima settimana mi è capitato di sentir spesso parlare o leggere articoli sul ruolo che le donne  svolgono nei settori scientifici e sulle difficoltà che incontrano nel portare avanti il loro lavoro. L’articolo pubblicato da A.D.A. (Associazione Donne Architetto) in omaggio a Zaha Hadid, mi ha fornito alcuni ulteriori spunti di riflessione sull’argomento: si tratta di alcune frasi pronunciate dall’architetto arabo che,  a mio parere, esprimono appieno il senso della professione al femminile nella società odierna. A quanto riportano varie fonti, pare che nell’ultimo periodo il numero di donne laureate in architettura ed ingegneria sia in aumento… Se da questo punto di vista la parificazione tra i sessi pare essere raggiunta, il problema nasce dopo, in quanto sono poi poche quelle che scelgono di intraprendere la libera professione e portarla avanti. Ovviamente mi sento chiamata in causa e non posso far altro che confermare questa difficoltà: oggi essere donna, architetto e libero professionista è davvero difficile. Pur essendo nel 2017, a causa di retaggi culturali e cattive abitudini ormai consolidate nel pensiero comune, si tende ad affidare determinati incarichi a …

Aggiornamento professionale: quando i crediti sono “formativi”?

È dal 2014 che per noi professionisti del settore edilizio, Architetti, Ingegneri e Geometri, è scattato l’obbligo formativo dell’aggiornamento professionale continuo: 30 o 20 crediti annuali da conseguire a seconda dell’Albo di appartenenza per poter continuare ad esercitare la professione. Dopo qualche anno alla ricerca e rincorsa di seminari, convegni e quant’altro fosse gratuito (per non sperperare inutilmente quel guadagno ridicolo che ormai caratterizza la nostra professione) e garantisse gli agognati crediti, mi sono fermata, ed ho deciso di non sprecare altro tempo nella partecipazione di incontri professionali inutili e, a dirla tutta, poco ‘formativi’. Tanto tempo sprecato ad ascoltare argomenti triti e ritriti e non portare a casa alcun valore aggiunto al proprio bagaglio conoscitivo. Purtroppo l’obbligo rimane, e quindi l’unica strada perseguibile per una formazione di qualità è quella di fare corsi di aggiornamento e formazione a pagamento, in modo da scegliere l’argomento e il settore più vicino e utile alla propria attività di competenza, arricchendola e specializzandola. Quest’anno nonostante avessi già i crediti necessari richiesti dall’obbligo, ho deciso comunque di partecipare a …

Daft Punk, un esempio di anonimato

Gravatar, un servizio per identificarci on-line

Agli albori della rete telematica che oggi conosciamo come “Internet” le comunicazioni avvenivano o per via istituzionale, da ente di ricerca ad ente di ricerca (o in ambito militare) oppure tra persone comuni, pagando a caro prezzo ogni singolo bit trasmesso. È stato per questo – tra le altre cose – che le persone hanno utilizzato i vari canali comunicativi usando non il proprio Nome e Cognome, ma sequenze di caratteri brevi e definite… ed in tempo di pochissime persone con accesso alla rete, chiamarsi Frodo1974 indicava univocamente chi c’era dietro la tastiera, pur non conoscendone il volto. Internet è cambiato, i costi sono diventati irrisori, ma l’uso di un nickname è stato portato avanti in maniera massiccia fino ai giorni nostri, e solamente dopo il boom di Facebook si è visto una specie di abbandono dello stesso, ed oggi la maggior parte delle persone si conosce con il proprio Nome Cognome (e volto). Mio padre ultrasettantenne che si iscrive su Whatsapp non ha mai usato ‘cacciatore pugliese’ come proprio identificativo. Oggi sul web e …